La Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza (SRP1-CRA) “La Bonne Semence” è una struttura sanitaria che offre interventi ad alta intensità riabilitativa ed assistenziale in regime residenziale a persone con patologie di natura psichiatrica e con significativa riduzione nelle varie aree del funzionamento psicosociale. Può ospitare fino a 20 persone.
La centralità del pensiero e della filosofia della comunità è che la comprensione e l’accudimento della mente rappresentano il cuore del percorso di cura, che si realizza attraverso un soggiorno significativo, ma non indefinito nel tempo.

La Bonne Semence accoglie pazienti maggiorenni con diagnosi psichica sulla base di un progetto riabilitativo per un periodo che può durare al massimo 2 anni. Con possibile proroga temporanea concordata con l’ente inviante.
La comunità è orientata a una fascia di popolazione giovane, all’esordio della patologia.
La richiesta deve essere effettuata dal CPS (Centro Psico-Sociale).
Ogni richiesta viene valutata dal direttore sanitario della comunità, previa visita in loco.
All’interno della struttura, sorta nel 1996 e accreditata nel 2002, si svolge una vita comunitaria. L’équipe è sempre presente 24 ore su 24, festivi compresi.
Particolare importanza rivestono l’ospitalità, il “fare” e il contatto con la natura. La comunità è, infatti, innanzitutto un luogo aperto: è possibile ricevere visite dei propri familiari e amici, così come uscire per svolgere attività in autonomia o in gruppo.
Numerose sono le attività previste tutti i giorni: dallo sport (piscina, pallavolo) allo yoga, passando per il laboratorio del legno, cineforum e molto altro ancora.
Per via della sua ubicazione in un contesto montano e naturale, l’essere a contatto con il verde e l’elemento naturale costituisce una peculiarità di cura.
All’interno della comunità è presente il cuoco per offrire agli ospiti una cucina più buona, sana e “casalinga”. Per scelta si predilige la dieta vegetariana.
L’obiettivo è la de-istituzionalizzazione delle persone, ovvero l’uscita dalla comunità per avviare un percorso di autonomia abitativa, volto al ritorno sul territorio di origine. Il percorso di cura può infatti prevedere anche un passaggio verso i Programmi Domiciliari Integrati o all’housing sociale e favorire l’inclusione lavorativa.
Appena si entra nella comunità si respira un’aria di tranquillità, di tempo dedicato alla riflessione su di sé. Fondamentale è lo “stare”, anche all’interno del silenzio e della semplicità del quotidiano. Attraverso la ritualità si prova a ritrovare un nuovo ordine mentale e un nuovo equilibrio come stile di vita.
Per questo motivo, ogni giorno, nella comunità si seguono alcuni momenti rituali, tra cui:
Tutti i giorni, alle 10.30, ci si riunisce nel salone della comunità. Tutti: residenti e operatori, nessuno escluso.
L’operatore pone al centro il vassoio con il caffè o la tisana. Tre tocchi di campana danno il via al rito del caffè. A turno si prende la propria tazzina, si aspetta che tutti si siano serviti, si beve, si sta insieme.
Si attende che tutti abbiano finito di gustare la propria bevanda, dopodiché, a turno, seguendo lo stesso ordine, si posa la tazzina o il bicchiere sul vassoio e si conclude il momento conviviale. In certe giornate della settimana, si procede con la condivisione.
Da quando è nata la comunità, la campana della consapevolezza ha sempre scandito le giornate di chi ci vive.
La campana tibetana suona alle 7.30 per il risveglio, così come 10 minuti prima del pasto e prima della lettura del sutra. È un suono, simbolico, che aiuta tutti - residenti e operatori - a ritrovare la calma e se stessi.
Questo cibo è dono dell’intero Universo: Terra, Cielo e molto duro lavoro.
Che noi possiamo mangiare in piena consapevolezza così da essere degni di riceverlo.
Che noi possiamo trasformare gli stati mentali non salutari e imparare ad alimentarci con moderazione.
Che noi possiamo assumere soltanto cibo che ci nutre e previene le malattie.
Accettiamo questo cibo per realizzare il sentiero della Comprensione e dell’Amore.
Sono le parole che - prima di ogni pasto - vengono lette da un residente della comunità. Durante il servizio si rimane in silenzio, nel rispetto dell’altro e del cibo preparato.